fbpx

Cenni Storici

La Piana nasce nel 1951, quando Cesare Gianaroli acquista un terreno di poco più di sei ettari nei pressi di Castelvetro di Modena.

Da subito l’azienda, a quei tempi multifunzionale, prevalentemente zootecnica con appezzamenti di frutta e qualche vigneto, dimostra la sua vera vocazione viticola.

Nel corso dei successivi anni il fondatore, insieme al figlio Graziano, inizia a riconvertire anche altri appezzamenti a vigneto, vista la continua richiesta di un vino sano e genuino.

La vera svolta aziendale si ebbe però dopo l’arrivo in famiglia di Silvana, moglie di Graziano, nuova linfa e stimolo che spinse i due a prendere le redini dell’azienda e investire ulteriormente nel settore viticolo con la realizzazione della nuova cantina, terminata nell’agosto del 1992.

Graziano purtroppo non riesce a vinificare nella nuova cantina, un piccolo capannone che sembrava veramente un nuovo grande inizio, perché proprio quell’anno nel mese di ottobre muore all’età di 51 anni.


Silvana, colpita dalla tragedia, con suo figlio Mirco di soli 9 anni, e l’imperterrito sostegno del nonno Cesare, decide di continuare a portare avanti quanto iniziato col marito.

La cantina soprattutto in quegli anni era un lavoro logorante per un uomo, figuriamoci per una donna con un figlio piccolo da crescere, ma questo non la scoraggia, e riesce a tenere in piedi l’azienda, che allora produceva circa 300 hl di vino che veniva commercializzato per il 95% in damigiana, mentre Cesare, nonostante l’età avanzata, sostiene e gestisce la campagna per altri cinque anni dopo la morte del figlio.

Mirco ricorda il giorno dopo il funerale: “Era incredibile quella mattina vedere il nonno con gli occhi solcati dalle lacrime, le forbici in mano, in quel filare a potare la vigna”.

Nel 1997 il nonno ormai è in un letto, la mamma non riesce più a gestire tutto, azienda, casa, e occuparsi di Cesare. 

La situazione mette Mirco, a soli 14 anni, di fronte ad una decisione importante: continuare gli studi rinunciando all’azienda oppure portare avanti l’eredità delle generazioni precedenti. 

La scelta è ovvia: la passione trasmessa dal nonno e dalla madre lo spingono a prendere la gestione dell’azienda. A Mirco piace dire: “nelle mie vene non scorre sangue, ma Lambrusco Grasparossa!”.

Evoluzione

Giovane età ma uno sguardo volto al futuro, il primo obiettivo di Mirco è compiere 18 anni, per acquisire più credibilità nel presentare un progetto ben chiaro sin da allora: avvicinare il consumatore al vino, al territorio e alla sua storia.

Nel 2001 si comincia: all’interno della stalla e del fienile ormai da tempo in disuso, viene realizzato il magazzino per le bottiglie, la sala degustazione e l’acetaia. Il tutto destinato ad accogliere chi vuole riscoprire la genuinità di un prodotto nel luogo dove nasce.

E’ solo l’inizio, per implementare la crescita del vino in bottiglia oltre che migliorarne sostanzialmente la qualità. Mentre tutto evolve, gli insegnamenti di nonno Cesare risuonano nei pensieri, riportando in Mirco la voglia di mantenere forte il legame con l’ambiente e la natura, tanto da portare nel 2003 a certificare le proprie produzioni come biologiche.

In quel momento non per un beneficio commerciale, bensì per un’etica a lui trasmessa. Negli anni successivi la concentrazione è alla chiusura della filiera. I vini che prima venivano inviati all’imbottigliamento in un’altra cantina, perché non si disponeva delle attrezzature adeguate, non soddisfano la qualità ricercata.

Il prodotto risulta incostante e mai disponibile all’occorrenza. Nonostante gli investimenti da poco sostenuti, Mirco decide di chiudere il cerchio acquistando le autoclavi per la frizzantatura e la linea di imbottigliamento, per poter gestire finalmente tutti i processi produttivi.

 

Seguire ogni singola fase produttiva consente a Mirco di sperimentare e realizzare nuovi vini.

Nel 2012, in materia di biologico esce il Decreto Ministeriale 15992 del 12 Luglio, che finalmente disciplina oltre alla pratica agricola viticola anche la trasformazione.

La Piana oltre a sfruttare la nuova opportunità offerta dalla normativa e apporre finalmente la dicitura ‘vino biologico’ in etichetta realizza il primo vino biologico senza solfiti aggiunti, il “Capriccio di Bacco”.

Oggi tutti parlano di ‘bio’, ma fino a qualche anno fa quasi si era costretti a nascondere il marchio bio in un punto dell’etichetta non visibile, perché tali vini venivano considerati di scarso livello qualitativo, proprio a causa di quei produttori che giustificavano i difetti dei propri prodotti con la scusa: “è biologico, è naturale!”.

Per Mirco invece la qualità viene prima di ogni cosa, non deve cercare giustificazioni ai difetti, ma la perfezione nel vino.

Il marchio bio diventa così per La Piana un valore aggiunto, non una giustificazione. I cambiamenti climatici tangibili che gli agricoltori vedono e provano stagione dopo stagione sulla propria pelle, sono un incentivo per sensibilizzare ancora di più le scelte aziendali.

 

E’ necessario utilizzare energia pulita, quindi si sceglie di realizzare nel 2015 un impianto fotovoltaico sul tetto della cantina che ad oggi soddisfa il 70% del fabbisogno aziendale.

Tema importante sempre legato ai cambiamenti climatici è il risparmio idrico. Inizia quindi la realizzazione a La Piana, nel 2018, dei primi impianti di irrigazione di soccorso con ala gocciolante, volta ad avere un più mirato impiego delle acque al fine del risparmio idrico.

Ad oggi continua l’attenzione all’innovazione tecnologica, volta non solo al facilitare l’uomo nei suoi compiti, ma anche e soprattutto ad una maggior sostenibilità ambientale e sociale.

Numeri dell'Azienda

0 %
Fabbisogno Energetico Autoprodotto
0
Ettari a vigneto
0
Bottiglie prodotte
0
Anni di produzione biologica
0
Anni del vigneto piu vecchio
0
Etichette prodotte
0